lunedì 24 dicembre 2007

Adesso E' Natale!

Il Natale, un giorno speciale, da condividere con le persone che più ami... teoricamente si dice che porti pace gioia e serenità, ma se solo considerassimo ogni singolo giorno di un intero anno, come il giorno di Natale, allora saremmo così bravi da mettere da parte tutti gli odi, i rancori, le cattiverie che ognuno di noi è capace di mettere in atto verso il prossimo... Allora io mi chiedo: riusciremo mai ad essere più buoni, non solo il giorno di Natale? In questo mondo che ormai non fa che essere più meschino... per cui non mi resta che sperare, che tutti prendano esempio dal giorno di Natale, e con l'unico augurio, forse quello più importante, di portare il Natale per sempre nel cuore, e che il Natale diventi per tutti noi ogni giorno della vita... Auguri felicissimi di buon Natale!


Per i miei genitori:

Buon Natale mammina, buon Natale papà la mia lieta vocina tanti auguri vi fa, vi prometto di cuore d'esser buona ed ubbidiente, di studiar con amore, e capricci... ? Più niente! Come un dolce angioletto per voi sempre sarò. Pregherò il buon Gesù che vi dia tanto bene, tanti auguri per tutto l'anno, e vi prometto nessun danno.


Per la mia seconda famiglia :

Il Natale è un giorno speciale: - le passeggiate per le vie luminose; - le corse nei negozi; - il traffico; - i regali; - la cioccolata calda; - i desideri; - gli amici... ma soprattutto è respirare GIOIA e AMORE ed io quando sto con voi lo sento e vi ringrazio... augurandovi buone feste.


Per l’unico amore della mia vita e che tale rimarrà:

Natale è un giorno speciale, un giorno di festa, ma nemmeno sotto l'albero più grande del mondo potrei trovare un altro amore come te. Buon Natale amore mio.

venerdì 21 dicembre 2007

Indipendente!!!!!

“Abbiamo tutti i giorni a che fare con le dipendenze.
È sorprendente vedere quanti tipi di dipendenza esistono.
Sarebbe troppo facile se ci fossero solo droga, alcool e sigarette.
Ci sarà un motivo se sviluppiamo dipendenza per qualcosa, no?
Spesso, troppo spesso, ci sono cose che iniziano
e superano il limite… diventano ossessive, compulsive, incontrollabili. È lo sballo che cerchiamo, lo sballo che fa sì che tutto il resto… scompaia.
Il brutto delle dipendenze è che non finiscono mai bene.
Perché alla fine, qualunque cosa fosse a mandarci su di giri smette di farci bene e comincia a farci male.
E comunque, dicono che sia impossibile liberarsi dei vizi finché non si tocca il fondo.
Ma come si fa a capire quando l’hai toccato?
Perché non importa quanto una cosa ci faccia male…
A volte smettere è ancora più doloroso.” Non dipende che da te.
Dicono che tutti finiamo per dipendere da qualcosa. Ma è così?
Dà fastidio ammetterlo, ma a volte è proprio vero. Dipendiamo da qualcosa, eccome.
Ed io? Da cosa dipendo adesso?
A cosa si rimane così tanto intimamente legati, da presupporre che una volta che questa dipendenza non ci sarà più sarà davvero tutto così doloroso? Non so se dipendo, forse l’ho fatto. Io non dipendo. Mi lego, mi avvinghio, respiro, vivo, mi nutro, piango, sorrido, rido, poi m’addormento.
Ma non dipendo.
Forse tempo fa, anni fa, secoli fa.
Quando era tutta un’altra cosa, quando mancava l’aria e si doveva dipendere per poter respirare e vivere.
Non dipende che da te non dipendere da niente e da nessuno. Non dipende che da te non dipendere e continuare quello che hai iniziato con tenacia, caparbietà, coraggio, e forza, tanta forza. Non dipende che da te vedere la tua vita da mille altre angolazioni, fuori da quella della dipendenza.
La dipendenza mina le basi, mangia quasi sempre le radici, indebolendo i fusti, scolorendo le foglie, togliendo la luminosità. A tutti capita nella vita di ritrovarsi soli. Per un attimo dipendi da quell’immagine, da quel profumo, da quell’odore e sapore che t’è rimasto addosso, sulla pelle e sulla bocca. Poi tutto scompare.
Ho sempre pensato che si può dipendere dai sapori, dagli odori e dai profumi. In certe case ad esempio, rimane l’odore di chi le ha vissute per anni, per tantissimi anni, e quando ci torni rincominci un po’ a dipendere dal loro ricordo. È come per il fumatore che ha smesso e che si ritrova gli abiti impregnati di tabacco, e può averne nostalgia come no.
Non dipende che da te non dipendere. Ed essere forte. E capire che dipendere non ha senso, ce l’ha solo quando lo si è verso se stessi; è questa l’unica costante certa della tua vita. Io l’ho capito già da un po’.
Sì, è una forma di egoismo, ma esiste anche l’egoismo buono. E l’egoismo buono è quello che ti aiuta.
È quello che non secca ma riesce a mantenere molle e caldo il cuore. Lo protegge.
Ed io a mio modo amo dipendere dalle mie abitudini.
Amo dipendere dalle cose che mi fanno sorridere e che mi sollevano il cuore rendendolo un po’ più piuma e meno sasso, quelle che mi rendono molle e poi granitica e poi molle e poi di nuovo granitica.
Amo dipendere dall’empatia che ti fa incontrare, scontrare e toccare con qualcuno.
Amo dipendere da un sorriso e da un bacio soprattutto se interdipendenti dai miei.
Amo dipendere da un brivido che solo parole vere e audaci ti sanno regalare.
Amo dipendere dagli abbracci stretti quando non riesco proprio a prendere sonno.
Amo dipendere dall’essere due invece che una, perché anche se mi sento intera qualche parte di me ancora si sente incompleta.
E non dipende che da te non dipendere.

giovedì 20 dicembre 2007

“…Perché Non Importa Dove Tu Corra, Finirai Sempre Per Imbatterti In Te Stessa” ...

Ha ragione Paul, quando si rivolge alla sfuggente Holly, dicendole queste parole. È vero, si può fuggire quanto si vuole, si possono aprire mille porte, ci si può infilare in mille vicoli bui e correre, vivere in mille case o città, ma finiamo sempre per imbatterci in noi stessi. Non è vero forse?
Ci vuole calma, tranquillità, equilibrio e che si spolveri il tutto con un po’ di sana filosofia. Perché aiuta!
Cosa dire allora ad un’ amica che soffre per amore, che arriva a casa tua per prendere dei libri e il pomeriggio invece si trasforma in una seduta dall’analista? Lei è sul divano. La guardo e mi si stringe il cuore. Lei è me mesi fa. E mentre mi parla, sto in silenzio, sperando che sfoghi tutto il suo dolore, la rabbia, lo sgomento, i dubbi, le perplessità. Mi parla di lui, della loro storia, ed io stringo le ginocchia al petto insieme ad uno dei cuscini, e mi perdo, ci conosciamo da anni, e non pensavo che l’avrei mai vista così. Lei si sveglia un giorno e lui non si sa quel che ha. Sensazione che ho potuto conoscere dal vivo, che ti dà una mazzata tra capo e collo, aspetta che cadi, e aspetta ancora lì di fianco a te, per vedere se ce la fai a rimetterti in piedi o meno, giusto per assestarti poi un altro colpo.
È stato in quel momento che mi ha detto: “Francesca cosa devo fare?“… Ho visto paura nei suoi occhi, ho visto il senso di perdita, ed ho letto nelle pieghe del volto la domanda: “Cosa faccio se non ci sarà più?”…ed io non ho avuto colpi al cuore, ho solo fatto un enorme sospiro, rivissuto in pochi secondi i punti salienti di quel che è successo a me, e gli ho detto decisa e con un sorriso sul volto:
“Vivi, vivrai come hai fatto sempre, perché è giusto che sia così, e poi starai bene!”…

Non è un sopravvivere, ma è Vivere…
Non si può scappare sempre, e forse non si deve nemmeno farlo…

I vigliacchi scappano, si chiudono nel loro dolore, pensando presuntuosamente di essere gli unici a soffrire e a stare male, ma forse non ricordano quando quel dolore l’hanno regalato loro, a chi poi a sua volta ha sofferto. Ci si dimentica spesso delle parti di sé che sono state, come se non ci fossero mai appartenute, le neghiamo, le allontaniamo inorriditi, ma non è così che si vive, così si vive a metà, così si vive senza imparare dagli errori, che è ancora peggio! E mentre lei mi parla, io metto in fila tutte quelle parti di me che sono state, il dato ed il ricevuto, l’essere e il non essere, ma decido di non mettere nulla sul piatto della bilancia, a cosa serve pesare il bene o il male dato e ricevuto, perché fare stime? Per sentirsi migliori o peggiori? Per rendere il proprio cuore più leggero, o forse più pesante, per autocommiserarsi fintamente poi? Non si deve fare nulla di tutto questo.

Le persone vere si alzano e decidono di vivere, affrontarsi e fare salti, anche se questi vanno verso un buio pesto, ma almeno ci provano, è qui che sta il loro valore, la loro forza e la differenza con il resto del mondo.

Faccio schifo come pessimista lo so, perché sono un’inguaribile ottimista, con il sorriso sempre sul volto.
Ci sono cose che è giusto fare per se stessi, perché non sopporto chi pensa di essere immune, chi si tira fuori, chi si scansa, chi pensa di vivere e invece lascia il segno delle unghiate sugli specchi su cui si è inutilmente arrampicato.
Lasciamo tutto questo agli altri, a chi decide di scappare, a chi intraprende mille strade, sperando di seminare la propria ombra, per girare l’angolo e trovarsi poi di fronte a se stessi: fermarsi, fissarsi, e capire che quella corsa è stata semplicemente inutile e rendersi conto della propria stupidità.
È la serenità che hai dentro che ti colora fuori, è l’equilibrio che non perdi che ti permette di stare in piedi, è la semplicità di alcune cose che ti aiuta a respirare meglio ogni giorno un po’ di più, sono le parole che escono fuori e che ti permettono di sfogare, spurgare il nero, ed essere forte.
Queste sono state le parole mie per lei, che a loro volta sono state le mie parole per me stessa quando ce n’è stato bisogno. Loro continuano a riprodursi dentro di me, perché è giusto così.
Mi hai detto grazie sulla porta, e non ce n’era bisogno, perché è giusto così.

martedì 18 dicembre 2007

Pensieri…

La vita è fatta di fasi, sfumate tra loro, dai confini mai netti. La vita è fatta di tante cose, alcune belle e altre brutte. La vita è fatta di pezzetti sparsi e noi passiamo il tempo a cercarli e una volta trovati pensiamo a come dargli forma. Si cerca di guardare ogni cosa da tutti i punti di vista, rovesciamo la vita, per trovare il senso, la polpa, il succo. La vita ha il sapore di un bacio, o di uno schiaffo, dell’amore o dell’odio, del caffè della mattina, del sole sulla pelle, della pioggia sull’asfalto. La vita è fatte di tante domande, poche risposte, ancor meno certezze. E poi ci sono gli occhi, le mani e le labbra. Loro vogliono guardare, toccare e parlare anche quando non si può. Vivere alle volte è un po’ come amare in silenzio qualcuno, essere attratti ed impauriti nello stesso istante. Spesso si ha più paura che coraggio, che si preferisce la testa sotto la sabbia che libera al vento. A volte si vorrebbe scomparire, alle altre si vorrebbe che tutto tornasse lì immobile per viverlo ancora una volta, poi riavvolgere il nastro e godere ancora di quelle scene, di quella musica, di quei sapori.
Lo sapevi che i sapori più intriganti sono quelli che non hai provato mai? Lo sapevi che quello che non si può raggiungere lo accarezziamo da sempre in fondo ai nostri cuori? Lo sapevi che quel che non hai a volte è l’unica cosa che si proietta all’interno delle tue palpebre un attimo prima di dormire? Lo sapevi che tutti hanno segreti che non vogliono raccontare, scrivere, urlare o soltanto sussurrare?
Ci sono domande che non si incastreranno con nessuna risposta. La vita è come incontrare una persona e nel momento stesso in cui si vede per la prima volta già sai che ti resterà impressa per una strana reazione chimica. Proprio come fa la carta fotografica con l’immagine, la cattura e la nasconde, solo gli acidi riveleranno quel che lei custodisce. Ma qual è la cartina tornasole dei nostri cuori, dei nostri occhi, delle nostre menti? Non lo so. Forse un bacio, uno sguardo, un profumo….o forse chissà. Ci sono aspetti celati in ognuno di noi, ci sono cose che non si dicono, ci sono cose che rimangono nascoste in angoli scuri della mente, ma saltano fuori quando meno te lo aspetti come gatti neri dagli occhi gialli, in una notte ancora più nera.
E poi ci sei tu davanti allo specchio, doccia appena fatta, calda, cammino scalza sul pavimento di legno e mi stendo sul divano a pensare a tutte quelle frasi sfumate tra loro….

Vorrei che fosse chiaro…

Che non mi piace essere fraintesa è ormai cosa chiara, ma forse non è un dato assodato per tutti. Che non mi piace passare per quel che non sono, per me lo è ancora di più. E quante volte l’ho scritto su queste pagine, ma evidentemente non tutti leggono e percepiscono con attenzione.
Vorrei che fosse chiaro, e forse non smetterò mai di ripeterlo, che scrivere di sé, della propria vita e di quel che accade intorno quasi tutti i giorni, non è un modo di mostrare la propria solitudine, o inadeguatezza nel mondo, o una richiesta di aiuto, o bisogno di essere ascoltati, o per lo meno non per me, questo non è il mio caso. Scrivo per esprimere me stessa, l’ho sempre fatto e continuerò a farlo. Ma non tutti credono che chi scrive di sé, o pubblica una foto, o un racconto, lo faccia per questo motivo. Tra le altre cose, non vanto nemmeno un enorme bisogno di essere al centro dell’attenzione. Questa sono io, mi esprimo, mi descrivo, scrivo quello che succede alla e nella mia vita. No, non sono una di quelle che scrive, scrive e scrive per essere ascoltata e mirata, seppur presuntuosetta, ho sempre la mia umiltà in quel che scrivo senza credermi chissà chi….
Perché non mi reputo né una scrittrice, né un’attrice, perché se lo fossi stata forse non sarei qui, o forse si. Non sono come le altre persone o forse si, spetta a chi mi legge, sempre se lo vuole, cercare di capire e di mettere insieme dei pezzi, io non chiedo nulla di tutto questo. Certo, ci sono persone che scrivono solo per abbeverare il loro ego, ma io ho una vita fuori di qui, fatta di libri da studiare, di problemi da risolvere, con una famiglia, di un ragazzo che non mi sta vicino, di un fratello che adoro e di mille altri interessi, dolori, ansia, paranoie, gioie e chi più ne ha più ne metta…
Ho sempre pensato, a questo punto forse ingenuamente, che il blog riflettesse questa immagine di me, ma evidentemente non è così. Sono ingenua, forse troppo buona, o forse è che io le persone non le capirò mai o forse le ho ben capite. Scrivo per me stessa, e chi mi segue da tempo questo lo sa, è scritto nei primi post il motivo per cui ho scelto di aprire un blog. Non posso pretendere che tutti capiscano questo e forse non dovrei nemmeno prendermela tanto, ma sono fatta così, ci sono cose a cui non voglio stare e cose su cui non posso passare come nulla fosse.
Ho fatto tutto nel modo in cui lo faccio sempre, con la semplicità, con la schiettezza e la bontà d’animo. Forse se fossi scialba, stupida e superficiale, come molte delle mie simili, godrei di tanti comportamenti, ma il fatto è che non lo sono, metto il muso, ma prima o poi passa.

domenica 16 dicembre 2007

Nudamente, Più Nuda Che Si Può...

Vorrei essere nuda per una volta, ed essere me stessa. Anche qui. E per davvero.
Di me del resto, su questa pagina nera, si posano solo alcuni dei miei colori, e per una volta vorrei essere un albero a cui sono cadute tutte le foglie, così chi si fermerebbe a guardarlo riuscirebbe a vederne distintamente il tronco, i rami, le venature, tutte… così chi si fermerebbe a leggere, leggerebbe e scoprirebbe francesca.
Io, invece, sono abituata a mostrare le mie foglie, i miei fiori, i miei frutti, le mie parole, le più belle, ma non mostro del tutto la parte nera della mia anima quella che hanno tutti del resto…
Io mi copro delle mie amate metafore e sto bene, non ho né caldo, né freddo. Ieri albero, oggi foglia, domani farfalla, dopodomani chissà. Ma ora non mi basta più perché………………………………………………………...vorrei essere nuda.
Sì, nuda per davvero.

Vorrei esserlo per una volta, e per più di una volta. Lo ammetto, chi mi conosce da molti anni, qui ritrova solo un lato di me. Perché qui spesso sono come quel famoso olio che mai e poi mai si mescolerà all’acqua. E non sia mai che tutto questo accada!
Sono difficile, incasinata, strana, complessa…
E sono fuori posto, in ritardo con la vita… troppo spesso…
E sono stonata, ma cerco di non farlo trasparire. E nel cercare di celare questa parte di me finisco per dipingere un ritratto che è veritiero ma solo per metà…è come se una parte di me avesse tratti chiari, decisi e riconoscibili e l’altra parte fosse coperta da un vetro sabbiato che non lascia intravedere nulla.

Perché non ci mettono a questo mondo con la facoltà di riuscirci a difendere da noi stessi? A questa domanda io non so rispondere. So solo che perdiamo così tanto tempo a cercare di imparare a come difenderci dagli altri, che poi scopriamo che ci facciamo più male con le nostre stesse mani. Che se ti manca l’aria a volte non è perché te l’ha tolta qualcuno, è perché la stretta delle tue mani intorno alla gola si fa sempre più soffocante…
Perché non ci mettono a questo mondo insegnandoci la capacità di prenderci cura per davvero di noi: di accarezzarci quando ne abbiamo bisogno e di sgridarci quando l’abbiamo fatta grossa? Non sono in grado di rispondere nemmeno a questa domanda adesso…
Ma ha ragione chi mi scrive che finirò all’inferno per quello che la mia sporca mente sta pensando… perché la mia è una sporca mente, come sono sporche tante altre menti che incontro ogni giorno per strada. Ha ragione perché sa molti dei miei pensieri, sa quello che sono, sa quello che dico e poi non faccio, sa che dico di essere un disastro e che a volte lo penso per davvero, sa che faccio una cosa e inevitabilmente ne esce fuori un’altra. Strana la realtà, e ammettere che spesso si appare per quel che non si è, che a volte voglio essere come quel maledetto olio, adagiandomi sopra a tutti, pensando di non sporcarmi mai, pensando che mai e poi mai mi fonderò con quell’acqua. Non sono una santa, e non lo voglio essere. Non è vero che certe cose io non le pensi e non le faccia, ma le penso, le dico e le faccio. Non voglio sembrare una che se la tira, perché non è così. Ma a volte ci riesco benissimo.
Sono testarda e maliziosa da far schifo. Sono bizzarra. Sono un groviglio da prendere a piccole dosi. A volte penso di essere davvero come il prezzemolo, sto dappertutto, ma se decotto in grosse quantità forse posso fare del male. Ho rabbia. E tanta. E c’è delusione. Un’infinità. Rabbia e delusione si mescolano per dare vita a tutto quello che non ho esternato fino ad ora. Ma voglio essere nuda, e lo sarò.
Penso a quel che mi manca, ma quel che mi manca non è colui che se ne è andato dalla mia vita, del resto che me ne faccio di chi non sa dire quale è la verità?
Ha lasciato solo troppi vuoti da riempire, ma che non resteranno per sempre vuoti.
Sto bene, anche se tutti si preoccupano per me. Mi rassicurano. Ma non ce n’è bisogno.
Sono in piedi e cammino per la mia strada, non mi guarderò indietro.
Volevo e voglio essere nuda, così ho scrollato i miei rami, quelli secchi e vecchi che intralciavano li ho tagliati. Poi è stato il momento delle foglie, ho scosso la chioma e sono cadute, tutte, così come le parole, scendono anche le maschere - ma non so quante siano - scendono le carte - ma nascondo più jolly che posso nelle maniche della mia camicia.
Voglio solo giocare questa partita nuda, perché a dimostrarsi umanamente fragili non si rischia niente, anzi.

“So Nascondermi Bene Tra Le Righe Di Questo Mio Blog”

Spesso non scrivo tutto quello che sento per davvero. Parlo di quel che voglio io. Mi scopro fino a dove voglio io. E nella vita di tutti i giorni: lo faccio con chi voglio io.
Sì, sono una donna dolce, ma dirlo già è riduttivo e parziale.
Che senso avrebbe, ad esempio, dire che sono una donna passionale, e che mi piace tutto quello che piace ad una donna?
Odio le costrizioni, essere fraintesa e le categorie.
E sono testarda.
Sto dove voglio stare, e se mi spostano può darsi anche che mi arrabbi. Ma non impongo mai la mia presenza. Non mi sento nemmeno di avere in tasca il segreto della vita, ma so che alle volte può sembrare così.
È che a volte decido di proteggermi da sola. Ma non voglio stare sopra a tutti.
Quel che scrivo qui io lo scrivo con il Cuore, con la Pancia, con le Mani e con la Testa, con la speranza che chi legge non si fermi solo alle lettere e alle parole, e che non mi chiuda in una gabbietta con le mie lentiggini e il viso da bambolina.
E se spesso nascondo i particolari è per senso del pudore. E forse ci sono rimasta solo io ad averlo. Sì, sono una donna che arrossisce in volto se uno le fa un complimento, abbasso lo sguardo, come se a volte me ne dovessi vergognare. Altre volte sono capace di guardare in faccia una persona e sostenere lo sguardo, e farla allontanare in sette secondi netti. In quel caso sarei quel che si dice una dolcestronza. Sì sono una dolcestronza, ma buona d’animo eh!
Io della vita non ho capito tutto anzi, non ne ho capito nemmeno un pezzettino. Ma sono una che impara dalle esperienze passate, che non si scansa davanti a nulla, e che affronta tutto in prima persona, senza mai delegare ad altri, cosa che odio.
Sono solo una donna in perenne lotta con se stessa, tra quello che dice e quel che vorrebbe fare.
Ma sono coraggiosa e matta. E credo nei miei ideali. Non penso affatto che il mondo sia tutto rosa e che se piove, al posto dell’acqua zozza, cadano margherite, io sorrido, ascolto e mi ascolto, e quando posso cerco di avere quel che voglio.
Voglio essere presa per quel che sono, anche se spesso nascondo parti di me.