Che strana che sono! E’ difficile spiegare ad una persona che ti sta davanti, che in realtà dietro alla ragazza spigliata e sorridente ne vive una irrisolta, ripiegata su se stessa e perennemente impegnata in un infinito lavoro introspettivo. Sono semplice arrossisco per un complimento… perché a volte mi fa sentire a disagio… Mi mischio in mezzo alle persone, l’ascolto parlare, ci sono, ma sono presente a tratti. Ho voglia di mollare tutto e lasciare questa città dove mi basta poco per spegnermi ed intristirmi, non ho voglia di lasciarmi ingoiare da una lenta vita di provincia, dove tutti sanno tutto di tutti! Il fatto è che mi piace vivere libera, mi piace godermi i miei tempi e i miei spazi, e sapere che sono i miei mi regalano la tranquillità di cui ho bisogno per essere me stessa. Ed è proprio in questo periodo che alcuni pensieri scivolano via e altri invece testardi s’aggrappano sapendo che lì resteranno e che nessuno li scaccerà. Il fatto è che quando sto così so che devo assecondarmi: aspettare che tutto si posi, aspettare che il vociare dei pensieri si zittisca d’un tratto, aspettare senza avere fretta…
martedì 30 settembre 2008
mercoledì 3 settembre 2008
E Se Avessi Dimenticato Come Si Fa Ad Amare ???
E’ accaduto d’un tratto….un momento prima sorridevo e poi mi sono messa a piangere..…e se avessi davvero costruito un muro… e avessi dimenticato come si fa ad amare, ed essere amati…
Stringo un libro tra le mani, cercando di non pensare ma una domanda arriva nella mia testa.…e se non ricordassi più quella dolce sensazione d’abbandono che ti regala dormire tra le braccia di qualcuno…
Mi perdo tra le righe di un libro qualsiasi, scosto pensieri, immagini, getto fotogrammi di quel che sono stata, voltando lo sguardo al nuovo. Un punto interrogativo mi guarda dalla pagina. Fa parte della mia vita essere così maledettamente annodata, fa parte della mia vita chiedermi sempre il perché delle cose.…e se avessi paura di dire a me stessa cosa è che mi manca più di tutto: innamorarmi e fidarmi di nuovo…
E se avessi paura di scoprirmi fragile… Sono un elefante in una cristalleria. Mi scorpo sola e avida delle mie piccole cose, dell’abbandono nell’amore, del calore e dell’addormentarsi senza che i pensieri facciano giri infiniti prima di zittirsi. Mi scopro spavalda e poi, subito dopo, timorosa. I miei occhi han capito che piangere non sempre serve.
…e se avessi sotto quegli occhi qualcosaqualcuno?
Sono sempre più come quel minuscolo e testardo punto interrogativo appeso in fondo alla riga prima di voltare pagina. Consapevole di quel che voglio. Certe cose non si cercano, certe cose semplicemente capitano. E con la consapevolezza resto in silenzio.
Stringo un libro tra le mani, cercando di non pensare ma una domanda arriva nella mia testa.…e se non ricordassi più quella dolce sensazione d’abbandono che ti regala dormire tra le braccia di qualcuno…
Mi perdo tra le righe di un libro qualsiasi, scosto pensieri, immagini, getto fotogrammi di quel che sono stata, voltando lo sguardo al nuovo. Un punto interrogativo mi guarda dalla pagina. Fa parte della mia vita essere così maledettamente annodata, fa parte della mia vita chiedermi sempre il perché delle cose.…e se avessi paura di dire a me stessa cosa è che mi manca più di tutto: innamorarmi e fidarmi di nuovo…
E se avessi paura di scoprirmi fragile… Sono un elefante in una cristalleria. Mi scorpo sola e avida delle mie piccole cose, dell’abbandono nell’amore, del calore e dell’addormentarsi senza che i pensieri facciano giri infiniti prima di zittirsi. Mi scopro spavalda e poi, subito dopo, timorosa. I miei occhi han capito che piangere non sempre serve.
…e se avessi sotto quegli occhi qualcosaqualcuno?
Sono sempre più come quel minuscolo e testardo punto interrogativo appeso in fondo alla riga prima di voltare pagina. Consapevole di quel che voglio. Certe cose non si cercano, certe cose semplicemente capitano. E con la consapevolezza resto in silenzio.
giovedì 28 agosto 2008
Cristallina
I ricordi come al solito salgono a galla ma regalano alla superficie limpida una salmastra patina. La patina di quel che è stato, di sensazioni di fastidio. Quante cose cambiano negli anni, quante cose pensavo mi sarebbero rimaste incollate, ed invece alcune le ho mollate strada facendo, e altre le ho perse. Una parte di me è rimasta solida, mentre l’altra, mutilata, piangeva, perdeva giorni di sonno, viveva al buio…un dolore mai provato. Non sono morta. Non si muore nemmeno se un amore finisce inspiegabilmente. Quel che conta è che sono stata vera sempre, che ho amato lealmente, che anche se ho esposto il mio cuore a tutte le intemperie, l’ho fatto perché ci credevo, e semplicemente perché una come me non potrebbe essere diversa da quel che è. Anche se si cerca di iniziare una nuova vita c’è sempre un pezzetto di me che porta tutto il sapore di quello che sono sempre stata: un’illusa donna idealista, fottutamente vera che vuole vivere di sentimenti puri.
martedì 26 agosto 2008
Nuova Fase Della Mia Vita
Ero in auto e pensavo… …dovrei essere stanca, del tempo che è passato, delle cose che sono successe e che si sono abbattute sulla mia vita fino ad ora …dovrei avere un’espressione tirata sul volto, e quindi dovrei cercare ristoro, pace, o forse qualcosa di tranquillo che acquieti il mio animo, che lo faccia riposare. A tutto ciò si aggiunge un’energia strana ed insolita, una stanchezza diversa, una luce negli occhi. Sarà perché io sono quella di sempre: caparbia, testona, cocciuta, idealista, speranzosa che la strada per una volta, da ripida e in salita, di colpo s’appiani. Ho una strana pace che si mischia all’inquietudine che scorre nel mio sangue da sempre. Sono io che sono fatta così, che ci posso fare? Un poliedro con tante facce, quante? E chi lo sa?I pensieri sono tantissimi in questi giorni; ho cercato di trovare un senso ad ogni cosa che accade. Vivo tutte le mie cose, quelle belle e quelle scomode, quelle che lasciano il dolce e quelle che ti fanno sentire tutto l’amaro. Ma sorrido, accarezzando ogni cosa che sono riuscita a vivere.Voglio iniziare a sentire me come non l’ho mai sentita….
“Dare un senso alla propria vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine, e del vano desiderio”.
“Dare un senso alla propria vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine, e del vano desiderio”.
giovedì 1 maggio 2008
Tempo: Passato-Presente-Futuro
C’è qualcosa che a volte torna, prepotente e violento, che ti resta vischiosamente un po’ incollato, ed ha una forza così soffocante, da toglierti il respiro. C’è chi di tutto questo non riesce proprio a farne a meno, mai. Perché vive per e di quel che è stato, sa come riportarlo in vita, e anche se a brandelli poco importa. C’è chi pensa che quel che è stato è appunto passato, andato, perso, e che resta lì indietro in mezzo alle altre cose, e per cui non vale la pena arrancare. C’è chi vorrebbe vivere l’oggi - il presente - ma è troppo schiavo di quel che è stato, perché la memoria prepotente lega a sé, sia i deboli che i forti di cuore, e il resto conta poco. C’è chi si ferma, guarda avanti, voltando le spalle a quel che fu - tanto ma tanto tempo fa - cammina dritto senza mai voltarsi. C’è chi, come me, mescola tutto in un miscuglio strano, dal sapore insolito, che sa di dolce e di salato, d’aspro e d’amaro, di limone e poi di miele. Chi rivolta al contrario la sua pelle che da rosa diventa rossa, con vene e sangue vero a colorarla. Potrebbe essere chiamata forza di voler essere, diventare, fare… c’è chi la chiama semplicemente volontà, di voler ricordare il suo passato, vivendo il proprio presente, proiettando la propria sagoma verso il futuro. Mescolo il mio passato, presente e il mio futuro, alla luce di nuovi fatti, che sconvolgono l’apatia e l’indolenza di mesi ormai andati. Come un turbine o una tempesta entra questo vento da una delle finestre della mia vita, volano fogli, sposta i miei capelli, tutto cambia posto, non ci sono priorità, non ci sono gerarchie, solo qualche dubbio, lievi incertezze, deboli insicurezze. Scelte. Nuove. Accattivanti. Come treni da prendere al volo, da non perdere, mai. Tutto questo… c’è chi l’aspetta statico, inerme, quasi immobile, mentre lascia prender polvere ai propri ingranaggi… c’è chi non l’aspetta e affannato annaspa correndogli dietro… c’è chi, serafico, non sente peso alcuno dicendo che quel è passato ormai è andato, quel che è presente va vissuto, e quel che è futuro è sempre muto per tutti. Allora basta solo riempire d’aria i propri polmoni e buttarsi, ovunque si deciderà d’andare…
martedì 8 aprile 2008
La Memoria…
Cielo plumbeo, aria fredda e rondini silenti. Oggi la mattinata l’ho fatta in casa: preparo un esame pesantissimo! E mentre annaspo tra le cose… ecco spuntare il mio attimo di dolore: un ricordo del passato, che poi, non è così tanto passato. Un oggetto. Una cosa che mi ha regalato lui. Io sono ferma, immobile, il sangue sembra non scorrere più nelle mie vene mentre me lo passo tra le mani. I brividi e i ricordi salgono e mescolandosi si spandono in questi pochi metri quadri. Vanno e vengono come la marea. Portando cose: sono carezze e pugni, sono sorrisi e lacrime. Lo sguardo si perde mentre fisso l’oggetto. Sono lì ferma, mi siedo calma, stendo le gambe sul parquet. Prendo lo specchio e mi osservo.Respiro e mi chiedo cosa sia cambiato, quante cose adesso sono diverse. Mi manca ma io ci sono sempre. Quel che passa, diventa memoria, e finisce che non lo perdi mai. E non so se questo sia un bene o un male. Anche se a tratti vorrei perdere tutto, anche se vorrei che una spugna portasse via con sé quel che è stato, quel che è stato taciuto, le bugie, la malinconia e l’amaro, anche ciò che è stato perfetto anche se so che non è giusto. A tratti mi piacerebbe non essere più capace di parlare, ascoltare e capire. Essere come una pietra, che non sente nulla, né il caldo, né il gelo. Sì, come una pietra. Ma so che non ne sarei capace. L’oblio vorrebbe avere la pretesa di cancellare, ma io non sono capace di dimenticare e di far finta che nulla sia stato. Forse perché non si dimentica mai, e non si è mai davvero capaci di comandare prepotentemente i ricordi. Magari fossimo capaci di farlo e di zittirli, e se io lo fossi stata, avrei continuato a studiare senza dare peso all’oggetto. E nei ricordi scavo e vive di nuovo per un attimo quel che è stato, diventando adesso memoria, che alle volte s’impolvera, cambiando forme e colori. Per dirla con altre parole:: …il tempo trascorso insieme non appartiene né a te né a me: vivendo, l’abbiamo lasciato al passato. Tu sei memoria… Tu sei il fiato e lo sguardo, il dolore e il desiderio del nostro passato che non esiste più, ma che un tempo è vissuto… Ma io non posso e non voglio dimenticare, perché prima di volerlo dovrei imparare come si fa a desiderare di dimenticare. Forse qualcuno dovrebbe insegnarci come si fa. L’oblio cancella, ma io non ne sono capace. La memoria trasforma ed io adesso sono solo capace di fare questo. Mi passo tra le mani l’oggetto. Un’amica mi ha detto, un giorno di qualche tempo fa: “butta tutto quel che ti ricorda lui, farai prima a cancellare quel che deve essere cancellato…“ Ma l’oggetto riprende quello che è stato sempre il suo posto perché ormai è parte integrante del mio mondo e delle mie piccole cose…
martedì 1 aprile 2008
Inquieta...
Quanti aspetti della nostra vita rimangono irrisolti? Quante domande si ammassano sul groppone non trovando mai una risposta che sia per noi decentemente esauriente? Quante ancora sono le ferite rimaste aperte, che prudono, e che nemmeno il tempo che passa riesce ad asciugare e chiudere? Ho risposto che sono troppe… Poi ho pensato che volevo essere da un’altra parte, essere diversa da quella che sono, avere qualcosa di mio da stringere per rubare un po’ di calore. Ma pensavo alla voglia di correre lontano, di chiudere le mani a coppa intorno alle orecchie e pensare che sì, quel rumore che sento è per davvero il mare…
Avrei voluto essere al mare, e per un attimo inventare una me diversa, un periodo diverso, fatto di una strada liscia, senza intoppi, senza buche né cadute, senza attese, senza bruschi cambiamenti. Odio i cambiamenti repentini, perché hanno la prepotenza di sradicarmi e la presunzione di ripiantarmi in un posto che ancora non sento mio e che forse mai lo sarà. Non mi invento vite speciali, così come non sono diversa da quel che sono e non indosso maschere… O forse sì, una la indosso, ogni tanto in questo periodo, quando non voglio far percepire la sottile paura che ho da diversi mesi ormai. La paura di star sola, di rimanere senza quel che amo, di svegliarmi un giorno e scoprire che quel che volevo non c’è più, o almeno che non è più per me. Non traspare questa mia paura agli altri, ma io la sento perché scorre in me sotterranea da quel giorno. Si può essere fragili e forti nello stesso istante, così come si può amare e odiare, sentire caldo e poi subito freddo. Ed io cambio rimanendo apparentemente sempre me stessa. Fare la differenza per qualcuno, rimanere impressi sul cuore e nelle vite di chi ci passa accanto, di chi ci sfiora, di chi si ferma, di chi mi abbraccia fino quasi a soffocarmi, mi sono detta che questo era quello che contava. So se ho fatto quella differenza per qualcuno, so che tipo di persona sono, so quanto do e quanto chiedo indietro e non mi interessa nemmeno dirlo o scriverlo.
Ma rimango lo stesso con la paura che mi ghiaccia gli arti e che mi fa apparire rigida e distante, quando magari vorrei esser burro che si scioglie ricambiando un sorriso. Ho pensato poi che tutto passa, che tante cose forse si dimenticano, che i buchi fatti di vuoto prima o poi, se ne si è capaci, si colmano. Intanto mi avvicino, poi intimorita mi allontano, aspetto, penso, rifletto, dormo, vivo sul chi-va-là, ricompongo i pezzi, riprendo i libri in mano. Colmo i miei spazi vuoti con i pensieri, con le immagini, con i ricordi, li colmo con alcuni momenti da salvare di questi ultimi due anni. Qualcosa va nel dimenticatoio, perché è giusto che qualcosa dorma, che qualcosa s’allontani, o che venga ricordato come superato ed archiviato. Poi mi fermo e nonostante tutto, anche se profondamente inquieta, respiro e torno a vivere la mia vita…
Avrei voluto essere al mare, e per un attimo inventare una me diversa, un periodo diverso, fatto di una strada liscia, senza intoppi, senza buche né cadute, senza attese, senza bruschi cambiamenti. Odio i cambiamenti repentini, perché hanno la prepotenza di sradicarmi e la presunzione di ripiantarmi in un posto che ancora non sento mio e che forse mai lo sarà. Non mi invento vite speciali, così come non sono diversa da quel che sono e non indosso maschere… O forse sì, una la indosso, ogni tanto in questo periodo, quando non voglio far percepire la sottile paura che ho da diversi mesi ormai. La paura di star sola, di rimanere senza quel che amo, di svegliarmi un giorno e scoprire che quel che volevo non c’è più, o almeno che non è più per me. Non traspare questa mia paura agli altri, ma io la sento perché scorre in me sotterranea da quel giorno. Si può essere fragili e forti nello stesso istante, così come si può amare e odiare, sentire caldo e poi subito freddo. Ed io cambio rimanendo apparentemente sempre me stessa. Fare la differenza per qualcuno, rimanere impressi sul cuore e nelle vite di chi ci passa accanto, di chi ci sfiora, di chi si ferma, di chi mi abbraccia fino quasi a soffocarmi, mi sono detta che questo era quello che contava. So se ho fatto quella differenza per qualcuno, so che tipo di persona sono, so quanto do e quanto chiedo indietro e non mi interessa nemmeno dirlo o scriverlo.
Ma rimango lo stesso con la paura che mi ghiaccia gli arti e che mi fa apparire rigida e distante, quando magari vorrei esser burro che si scioglie ricambiando un sorriso. Ho pensato poi che tutto passa, che tante cose forse si dimenticano, che i buchi fatti di vuoto prima o poi, se ne si è capaci, si colmano. Intanto mi avvicino, poi intimorita mi allontano, aspetto, penso, rifletto, dormo, vivo sul chi-va-là, ricompongo i pezzi, riprendo i libri in mano. Colmo i miei spazi vuoti con i pensieri, con le immagini, con i ricordi, li colmo con alcuni momenti da salvare di questi ultimi due anni. Qualcosa va nel dimenticatoio, perché è giusto che qualcosa dorma, che qualcosa s’allontani, o che venga ricordato come superato ed archiviato. Poi mi fermo e nonostante tutto, anche se profondamente inquieta, respiro e torno a vivere la mia vita…
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