lunedì 24 novembre 2008

E Pensare Che...

Ho capito: il superfluo non è per me. E che i giochi in cui le regole cambiano di continuo, mi rendono solo più nervosa e che non sono per me. Adesso vivo immersa in strane sensazioni che stordiscono la testa, bucano la pancia e smarriscono il cuore. E pensare che… Ho capito che certi chiodi rimangono irrimediabilmente appuntati nel petto, restano lì, vivono perché non vissuti fino in fondo, magari finisce anche che impari a conviverci (forse), anche se tutto questo gratta e dà fastidio, e anche se ogni tanto ci pensi ancora a lui. Così come ho capito che quando lui all’improvviso sabato entra nella mia stessa stanza, si pone davanti alla scrivania, mi trasmette e trasmetterà sempre lo stesso effetto…. si crea sempre quell’atmosfera strana. Anche se poi, mentre si parla e ci guardiamo, insceniamo il teatrino del “parliamo come se non ci fosse mai stato nulla, e come se tra noi fosse come tutti pensano, soltanto un’amicizia“… Poi il battito veloce del cuore e i gesti nervosi delle mani si calmano, e d’un tratto sono tranquilla perché è così bello parlargli, anche se di altri amici, di lavoro o dei miei studi. Mi piace guardarlo per un po’, soffermarmi sui suoi particolari, confermando cosa mi è sempre piaciuto di lui, e sinceramente fregarmene quando se ne accorge. Allo stesso tempo provo a sradicare il chiodo, che non se ne va. Penso che vorrei essere altrove, essere felice, vivere sensazioni belle, e non percepire sdegno, e sentirmi presa in giro. Vorrei sentire la mia vita scorrere lineare e senza brusche interruzioni, non farmi nessun problema se sono fatta come sono fatta. Non riesco a pensare che tu abbia bisogno di riempire il tuo tempo con qualcuna, che ti vuoi divertire, prendere tutto alla leggera. Che vuoi qualcuna che non chieda, non pensi, non parli, non voglia nulla da te…
E pensare che… ti ho dedicato il mio tempo, che ti ho abbracciato stretto, che ho baciato la tua bocca, che ho respirato il profumo della tua pelle….ma ho pensato anche e soprattutto che tu hai fatto lo stesso!

lunedì 17 novembre 2008

Senza Fretta

Sfogliavo un libro inglese in biblioteca venerdi mattina e per tutto il fine settimana non ho fatto altro che pensare ad una frase letta: “Balcon Watching” che tecnicamente significa camminare guardando in alto, né avanti, né indietro… in alto. Ho riflettuto, come solito dovrebbe essere… e sono arrivata ad un punto… Come si fa?? Come si fa a strozzare lacrime, disagio, tristezza, in un colpo solo senza che nessuno se ne accorga, lasciando trasparire solo un’espressione che può significare stanchezza. Tante volte ci riesco o almeno mi lasciano credere che ci sia riuscita! Ma nulla mi leva di dosso quella sensazione di fastidio che mi si incolla quando non riesco a spiegarmi, quando non riesco a capire cosa diamine voglia quella persona che a giorni alterni decide di passare del tempo con me. Sono tutte cazzate. Non è vero che si smette di pensare, non è vero che dimentichiamo. Ed io adesso non so se essere nervosa, arrabbiata, sconsolata, serena, lasciarmi tutto alle spalle. Forse non ho la forza o la voglia per capire. Perché forse è vero che voglio tutto e subito. Perché senza presunzione sento di meritare un po’ di tranquillità sul e nel cuore, perché ho versato tante di quelle lacrime, che vorrei vedere i miei occhi sorridere per una fottutissima cazzo di volta. Senza scoprire magari che le parole che mi sono state dette erano false… Senza scoprire magari che quella persona che è riuscita ad accendere l’interesse in me, ora non la puoi avere perché sta con un’altra o non so che altro ( bla, bla, bla… ) Sono tutte cazzate: come ricacciare dentro le lacrime dicendo a me stessa che ne ho passate tante in quest’ultimi anni e una in più chissàcosavuoichesia? Sono forte ma non vivo estranea a quel che mi accade. Perché non è vero che ogni cosa che passa e si ferma non mi lascia segni. Come faccio a camminare guardando in alto? Adesso che ho voglia di piangere e star da sola. Ah è vero, ma io sola lo sono già. Non voglio essere per forza il centro dei pensieri di qualcuno, o forse sì, vorrei che lo fossi. Ma forse quello che voglio io, ormai lo vogliono solamente gli stupidi. Il fatto è che non ho mai imparato a scostarmi quando crolla qualcosa, io sono sempre lì, perfettamente lungo la traiettoria, e prendo in pieno tutto: delusioni, frasi senza senso, promesse senza fini concreti. Ma che razza di cretina sono. Quella della peggior specie. Non voglio sentirmi estranea, inutile accanto a te…..come se non ci fossi! Non voglio sentirmi così! Dicono che in amore vince chi non si espone, chi trama, chi non rivela, cosa vince non lo so! Preferisco vincere rimanendo me stessa e donandoti tutta me stessa! Non sono ancora riuscita a capire il tuo modo di fare. E se davvero fossi preso, beh che modo strano hai di dimostrarmelo! Senza fretta ci siamo detti….
Dubbiosamente con tutti i dubbi del caso…ti mando un forte bacio!

lunedì 10 novembre 2008

Solo Un Volo...

(Ornella)Quando penso a quello che ho vissuto io,alle cose che mi han dato, alle cose che mi han tolto,Posso dire già che torna il conto mio,posso dire che perciò alla vita devo molto
(Eros)Qualche graffio sopra il cuore me lo sono fatto anch'io,camminando nei roveti dei tormenti miei
(Ornella)Meglio avere dei rimorsi o dei rimpianti è un dubbio mio,ma ti dico che alla fine tutto quanto rifarei
(Eros)Se la vita è solo un volo che passa e va,so che lo vissuta almeno, so che l'ho vissuta in pieno.(Ornella)Poi non so se in fondo capita pure a teche ti manchi ancor qualcosa anche se non sai cos'è
(Ornella e Eros)Forse un sogno che è rimasto la dov'èe comunque sia altro cielo c'è(Eros)Quando penso a quello che ho vissuto io,e a dove mi han portato, le mie scorrerie d'amore
(Ornella)Imparando a riconoscere così, un' insolita emozione da un normale batticuore
(Eros)Ho raccolto fiori rotti dalla grandine però dopo quanti temporali non saprei,
(Ornella)Ma li ho ripiantati tutti, non mi sono arresa,no perché almeno uno rallegrasse i giorni miei
(Eros)Se la vita è solo un volo che passa e va,so che lo vissuta almeno, so che l'ho vissuta in pieno(Ornella)poi non so se in fondo capita pure a te
(Ornella e Eros)che ti manchi ancor qualcosa, che ti manchi ancor qualcosacome a te..
(Eros)poi non so se in fondo capita pure a te(Ornella)che ti manchi ancor qualcosa che ti manchi ancor qualcosa
(Ornella e Eros)Forse un sogno che è rimasto la dov'èe comunque sia altro cielo c'è..altro cielo c'è...

sabato 8 novembre 2008

Non Ci Sono Promesse!

C’è qualcosa che mi infastidisce. Se ne sta lì e s’annida. Si addormenta e si sveglia con me, m’aspetta mentre salgo o scendo le scale, si ferma mentre fisso una vetrina. Mi conosco e riconosco le mie reazioni. Ho una sensazione viscida di fastidio, sono cosciente di non capire tutto, di vedermi scivolare certe cose dalle mani, di non riuscire a cogliere quel fottuto attimo! Sono una formica a cui hanno pestato il formicaio. Allora mi metto in un angolo, dimentico la mia indole, facendo finta che sono quella sciolta, quella che non fa e non si fa domande, che non pensa troppo, che pensa solo il giusto o lo stretto necessario, ma questo personaggio dura poco, soltanto un attimo. Allora esco dall’angolo buio, rivelo l’indole sanguigna, faccio le domande del caso, ribatto, protesto e se serve dissento, con impeto. Sai che c’è? Ho voglia-bisogno-necessità di ritagliarmi la possibilità di un’isola… A volte la possibilità di un’isola ci salva, ci aiuta, ci serve. A tratti mi sento stanca di fare, di dire e di lottare, ma poi ci penso e ci ripenso, faccio un passo indietro perché non mi stancherò mai di fare, di dire e di lottare. Sono un’idealista e come tale vado avanti, sempre e comunque. Anche quando c’è un buco nell’acqua, anche quando so che mi faccio male, anche quando imbocco una strada che non ha né cartelli né segnali, ma solo buche e smottamenti. Il fatto è che mangio lo stesso anche quando la pietanza ha tutto il gusto amaro della delusione, vivo anche se non ci sono promesse…

martedì 30 settembre 2008

TRISTE!!!

Che strana che sono! E’ difficile spiegare ad una persona che ti sta davanti, che in realtà dietro alla ragazza spigliata e sorridente ne vive una irrisolta, ripiegata su se stessa e perennemente impegnata in un infinito lavoro introspettivo. Sono semplice arrossisco per un complimento… perché a volte mi fa sentire a disagio… Mi mischio in mezzo alle persone, l’ascolto parlare, ci sono, ma sono presente a tratti. Ho voglia di mollare tutto e lasciare questa città dove mi basta poco per spegnermi ed intristirmi, non ho voglia di lasciarmi ingoiare da una lenta vita di provincia, dove tutti sanno tutto di tutti! Il fatto è che mi piace vivere libera, mi piace godermi i miei tempi e i miei spazi, e sapere che sono i miei mi regalano la tranquillità di cui ho bisogno per essere me stessa. Ed è proprio in questo periodo che alcuni pensieri scivolano via e altri invece testardi s’aggrappano sapendo che lì resteranno e che nessuno li scaccerà. Il fatto è che quando sto così so che devo assecondarmi: aspettare che tutto si posi, aspettare che il vociare dei pensieri si zittisca d’un tratto, aspettare senza avere fretta…

mercoledì 3 settembre 2008

E Se Avessi Dimenticato Come Si Fa Ad Amare ???

E’ accaduto d’un tratto….un momento prima sorridevo e poi mi sono messa a piangere..…e se avessi davvero costruito un muro… e avessi dimenticato come si fa ad amare, ed essere amati…
Stringo un libro tra le mani, cercando di non pensare ma una domanda arriva nella mia testa.…e se non ricordassi più quella dolce sensazione d’abbandono che ti regala dormire tra le braccia di qualcuno…
Mi perdo tra le righe di un libro qualsiasi, scosto pensieri, immagini, getto fotogrammi di quel che sono stata, voltando lo sguardo al nuovo. Un punto interrogativo mi guarda dalla pagina. Fa parte della mia vita essere così maledettamente annodata, fa parte della mia vita chiedermi sempre il perché delle cose.…e se avessi paura di dire a me stessa cosa è che mi manca più di tutto: innamorarmi e fidarmi di nuovo…
E se avessi paura di scoprirmi fragile… Sono un elefante in una cristalleria. Mi scorpo sola e avida delle mie piccole cose, dell’abbandono nell’amore, del calore e dell’addormentarsi senza che i pensieri facciano giri infiniti prima di zittirsi. Mi scopro spavalda e poi, subito dopo, timorosa. I miei occhi han capito che piangere non sempre serve.
…e se avessi sotto quegli occhi qualcosaqualcuno?
Sono sempre più come quel minuscolo e testardo punto interrogativo appeso in fondo alla riga prima di voltare pagina. Consapevole di quel che voglio. Certe cose non si cercano, certe cose semplicemente capitano. E con la consapevolezza resto in silenzio.

giovedì 28 agosto 2008

Cristallina

I ricordi come al solito salgono a galla ma regalano alla superficie limpida una salmastra patina. La patina di quel che è stato, di sensazioni di fastidio. Quante cose cambiano negli anni, quante cose pensavo mi sarebbero rimaste incollate, ed invece alcune le ho mollate strada facendo, e altre le ho perse. Una parte di me è rimasta solida, mentre l’altra, mutilata, piangeva, perdeva giorni di sonno, viveva al buio…un dolore mai provato. Non sono morta. Non si muore nemmeno se un amore finisce inspiegabilmente. Quel che conta è che sono stata vera sempre, che ho amato lealmente, che anche se ho esposto il mio cuore a tutte le intemperie, l’ho fatto perché ci credevo, e semplicemente perché una come me non potrebbe essere diversa da quel che è. Anche se si cerca di iniziare una nuova vita c’è sempre un pezzetto di me che porta tutto il sapore di quello che sono sempre stata: un’illusa donna idealista, fottutamente vera che vuole vivere di sentimenti puri.

martedì 26 agosto 2008

Nuova Fase Della Mia Vita

Ero in auto e pensavo… …dovrei essere stanca, del tempo che è passato, delle cose che sono successe e che si sono abbattute sulla mia vita fino ad ora …dovrei avere un’espressione tirata sul volto, e quindi dovrei cercare ristoro, pace, o forse qualcosa di tranquillo che acquieti il mio animo, che lo faccia riposare. A tutto ciò si aggiunge un’energia strana ed insolita, una stanchezza diversa, una luce negli occhi. Sarà perché io sono quella di sempre: caparbia, testona, cocciuta, idealista, speranzosa che la strada per una volta, da ripida e in salita, di colpo s’appiani. Ho una strana pace che si mischia all’inquietudine che scorre nel mio sangue da sempre. Sono io che sono fatta così, che ci posso fare? Un poliedro con tante facce, quante? E chi lo sa?I pensieri sono tantissimi in questi giorni; ho cercato di trovare un senso ad ogni cosa che accade. Vivo tutte le mie cose, quelle belle e quelle scomode, quelle che lasciano il dolce e quelle che ti fanno sentire tutto l’amaro. Ma sorrido, accarezzando ogni cosa che sono riuscita a vivere.Voglio iniziare a sentire me come non l’ho mai sentita….
“Dare un senso alla propria vita può condurre a follia, ma una vita senza senso è la tortura dell’inquietudine, e del vano desiderio”.

giovedì 1 maggio 2008

Tempo: Passato-Presente-Futuro

C’è qualcosa che a volte torna, prepotente e violento, che ti resta vischiosamente un po’ incollato, ed ha una forza così soffocante, da toglierti il respiro. C’è chi di tutto questo non riesce proprio a farne a meno, mai. Perché vive per e di quel che è stato, sa come riportarlo in vita, e anche se a brandelli poco importa. C’è chi pensa che quel che è stato è appunto passato, andato, perso, e che resta lì indietro in mezzo alle altre cose, e per cui non vale la pena arrancare. C’è chi vorrebbe vivere l’oggi - il presente - ma è troppo schiavo di quel che è stato, perché la memoria prepotente lega a sé, sia i deboli che i forti di cuore, e il resto conta poco. C’è chi si ferma, guarda avanti, voltando le spalle a quel che fu - tanto ma tanto tempo fa - cammina dritto senza mai voltarsi. C’è chi, come me, mescola tutto in un miscuglio strano, dal sapore insolito, che sa di dolce e di salato, d’aspro e d’amaro, di limone e poi di miele. Chi rivolta al contrario la sua pelle che da rosa diventa rossa, con vene e sangue vero a colorarla. Potrebbe essere chiamata forza di voler essere, diventare, fare… c’è chi la chiama semplicemente volontà, di voler ricordare il suo passato, vivendo il proprio presente, proiettando la propria sagoma verso il futuro. Mescolo il mio passato, presente e il mio futuro, alla luce di nuovi fatti, che sconvolgono l’apatia e l’indolenza di mesi ormai andati. Come un turbine o una tempesta entra questo vento da una delle finestre della mia vita, volano fogli, sposta i miei capelli, tutto cambia posto, non ci sono priorità, non ci sono gerarchie, solo qualche dubbio, lievi incertezze, deboli insicurezze. Scelte. Nuove. Accattivanti. Come treni da prendere al volo, da non perdere, mai. Tutto questo… c’è chi l’aspetta statico, inerme, quasi immobile, mentre lascia prender polvere ai propri ingranaggi… c’è chi non l’aspetta e affannato annaspa correndogli dietro… c’è chi, serafico, non sente peso alcuno dicendo che quel è passato ormai è andato, quel che è presente va vissuto, e quel che è futuro è sempre muto per tutti. Allora basta solo riempire d’aria i propri polmoni e buttarsi, ovunque si deciderà d’andare…

martedì 8 aprile 2008

La Memoria…

Cielo plumbeo, aria fredda e rondini silenti. Oggi la mattinata l’ho fatta in casa: preparo un esame pesantissimo! E mentre annaspo tra le cose… ecco spuntare il mio attimo di dolore: un ricordo del passato, che poi, non è così tanto passato. Un oggetto. Una cosa che mi ha regalato lui. Io sono ferma, immobile, il sangue sembra non scorrere più nelle mie vene mentre me lo passo tra le mani. I brividi e i ricordi salgono e mescolandosi si spandono in questi pochi metri quadri. Vanno e vengono come la marea. Portando cose: sono carezze e pugni, sono sorrisi e lacrime. Lo sguardo si perde mentre fisso l’oggetto. Sono lì ferma, mi siedo calma, stendo le gambe sul parquet. Prendo lo specchio e mi osservo.Respiro e mi chiedo cosa sia cambiato, quante cose adesso sono diverse. Mi manca ma io ci sono sempre. Quel che passa, diventa memoria, e finisce che non lo perdi mai. E non so se questo sia un bene o un male. Anche se a tratti vorrei perdere tutto, anche se vorrei che una spugna portasse via con sé quel che è stato, quel che è stato taciuto, le bugie, la malinconia e l’amaro, anche ciò che è stato perfetto anche se so che non è giusto. A tratti mi piacerebbe non essere più capace di parlare, ascoltare e capire. Essere come una pietra, che non sente nulla, né il caldo, né il gelo. Sì, come una pietra. Ma so che non ne sarei capace. L’oblio vorrebbe avere la pretesa di cancellare, ma io non sono capace di dimenticare e di far finta che nulla sia stato. Forse perché non si dimentica mai, e non si è mai davvero capaci di comandare prepotentemente i ricordi. Magari fossimo capaci di farlo e di zittirli, e se io lo fossi stata, avrei continuato a studiare senza dare peso all’oggetto. E nei ricordi scavo e vive di nuovo per un attimo quel che è stato, diventando adesso memoria, che alle volte s’impolvera, cambiando forme e colori. Per dirla con altre parole:: …il tempo trascorso insieme non appartiene né a te né a me: vivendo, l’abbiamo lasciato al passato. Tu sei memoria… Tu sei il fiato e lo sguardo, il dolore e il desiderio del nostro passato che non esiste più, ma che un tempo è vissuto… Ma io non posso e non voglio dimenticare, perché prima di volerlo dovrei imparare come si fa a desiderare di dimenticare. Forse qualcuno dovrebbe insegnarci come si fa. L’oblio cancella, ma io non ne sono capace. La memoria trasforma ed io adesso sono solo capace di fare questo. Mi passo tra le mani l’oggetto. Un’amica mi ha detto, un giorno di qualche tempo fa: “butta tutto quel che ti ricorda lui, farai prima a cancellare quel che deve essere cancellato…“ Ma l’oggetto riprende quello che è stato sempre il suo posto perché ormai è parte integrante del mio mondo e delle mie piccole cose…

martedì 1 aprile 2008

Inquieta...

Quanti aspetti della nostra vita rimangono irrisolti? Quante domande si ammassano sul groppone non trovando mai una risposta che sia per noi decentemente esauriente? Quante ancora sono le ferite rimaste aperte, che prudono, e che nemmeno il tempo che passa riesce ad asciugare e chiudere? Ho risposto che sono troppe… Poi ho pensato che volevo essere da un’altra parte, essere diversa da quella che sono, avere qualcosa di mio da stringere per rubare un po’ di calore. Ma pensavo alla voglia di correre lontano, di chiudere le mani a coppa intorno alle orecchie e pensare che sì, quel rumore che sento è per davvero il mare…
Avrei voluto essere al mare, e per un attimo inventare una me diversa, un periodo diverso, fatto di una strada liscia, senza intoppi, senza buche né cadute, senza attese, senza bruschi cambiamenti. Odio i cambiamenti repentini, perché hanno la prepotenza di sradicarmi e la presunzione di ripiantarmi in un posto che ancora non sento mio e che forse mai lo sarà. Non mi invento vite speciali, così come non sono diversa da quel che sono e non indosso maschere… O forse sì, una la indosso, ogni tanto in questo periodo, quando non voglio far percepire la sottile paura che ho da diversi mesi ormai. La paura di star sola, di rimanere senza quel che amo, di svegliarmi un giorno e scoprire che quel che volevo non c’è più, o almeno che non è più per me. Non traspare questa mia paura agli altri, ma io la sento perché scorre in me sotterranea da quel giorno. Si può essere fragili e forti nello stesso istante, così come si può amare e odiare, sentire caldo e poi subito freddo. Ed io cambio rimanendo apparentemente sempre me stessa. Fare la differenza per qualcuno, rimanere impressi sul cuore e nelle vite di chi ci passa accanto, di chi ci sfiora, di chi si ferma, di chi mi abbraccia fino quasi a soffocarmi, mi sono detta che questo era quello che contava. So se ho fatto quella differenza per qualcuno, so che tipo di persona sono, so quanto do e quanto chiedo indietro e non mi interessa nemmeno dirlo o scriverlo.
Ma rimango lo stesso con la paura che mi ghiaccia gli arti e che mi fa apparire rigida e distante, quando magari vorrei esser burro che si scioglie ricambiando un sorriso. Ho pensato poi che tutto passa, che tante cose forse si dimenticano, che i buchi fatti di vuoto prima o poi, se ne si è capaci, si colmano. Intanto mi avvicino, poi intimorita mi allontano, aspetto, penso, rifletto, dormo, vivo sul chi-va-là, ricompongo i pezzi, riprendo i libri in mano. Colmo i miei spazi vuoti con i pensieri, con le immagini, con i ricordi, li colmo con alcuni momenti da salvare di questi ultimi due anni. Qualcosa va nel dimenticatoio, perché è giusto che qualcosa dorma, che qualcosa s’allontani, o che venga ricordato come superato ed archiviato. Poi mi fermo e nonostante tutto, anche se profondamente inquieta, respiro e torno a vivere la mia vita

venerdì 21 marzo 2008

Tranquilla...

In questi giorni è stato come immergermi in una di quelle vasche piene d’acqua calda e di schiuma, ma non di quelle che sciolgono tutte le tensioni, che t’aprono il naso, che rilassano la mente portandola in un posto lontano ma rassicurante. E' stato tutto così strano, tutto così diverso e insolito...ma solo all'apparenza!
Tutto mi ha riportato a pensare a quella che ero e a quella che sono. E' un periodo particolare, una situazione anomala ma chiamatela bolla, chiamatela campana, chiamatela come diavolo volete, io so che questa è la mia dimensione. E chi sono io se non un essere con una, cento, mille dimensioni? Non mi importa d’esser capita, io vado avanti per la mia strada. Questo è deciso.
Il telfono squilla: io non rispondo. C’è chi m’annoia, chi non mi capisce, chi pretende di conoscermi e di sapere tutto di me, illusi. Sono un essere difficile, e lo dico con poca presunzione, tanta coscienza che si mischia all’ansia. Non ho voglia adesso di capire quel che mi succede, chi entra nella mia vita e come ci entra, se passa dalla porta principale, da quella di servizio o da una finestra sul retro. Non chiedo, non mi faccio poi così tante domande. Succederà quel che deve succedere. Io spero solo di non farmi male, anche se so che è più facile cadere e sbucciarsi un ginocchio, che aspettare di atterrare su un morbido cuscino.
Ma tutto è rimandato, tutto a tratti si ferma, tutto si ribalta, basta solo una parola, uno sguardo o un abbraccio per domandarmi se sarò quella che ero, se il cuore è ancora caldo o se invece è diventato un pezzo di ghiaccio. Scuoto la testa e mi fermo, mi dico che non c’è fretta alcuna, e che con la calma certe cose vengono meglio di altre. Tacciono le voci, fanno spazio ad un silenzio che a tratti mi fa compagnia, lo spezzo io quando voglio, quando capisco d’esser calma, quando per un attimo sorrido a chi mi vuole bene. Respiro queste piccole bolle e poi chissà...

lunedì 10 marzo 2008

Una Vita Assieme

Quello che per noi sembra possibile spesso per altri è assurdo. Ognuno di noi ha una propria visione del mondo e della vita...un modo di intendere l'esistenza che è personale e che non cambia...deriva dalle esperienze e dagli insegnamenti che abbiamo avuto durante la crescita!! cambiarlo vorrebbe dire violentarsi. Un cammino di vita assieme presuppone obbligatoriamente una visione solidale della vita. L'esistenza è già di per se dura da affrontare da soli...figuriamoci in coppia..se non si procede entrambi nella stessa direzione. Per amore ci può sacrificare? o meglio amore può voler dire sacrificio? quante volte mi sono fatta questa domanda...per cercare di trovare un senso alle sofferenze che venivano dalla mia storia d'amore. La conclusione alla quale sono giunta è estrema...forse anche triste...non è amore, se dall'altra parte non si viene corrisposti in eguale misura...se non si sta bene entrambi non è giusto chiamarlo amore!!! stare male per una vita intera sperando che le cose cambino...non è amore...ma egoismo...voglia di possedere a forza un qualcosa che non c'è...un'idea che è solo dentro di noi... e non corrisponde al vero. Accontentarsi... bè lo fanno in tanti...anzi in tantissimi...l'ho fatto anche io...c'è chi lo vive bene...e chi invece ci sta male!!! Però non so davvero se sia meglio cercare in vano l'anima gemella....rischiando di restare soli...oppure accontentarsi e soffrire in silenzio.... Mi sto convincendo sempre più che al mondo esistono due categorie di essere umani…..una categoria per così dire più razionale….che impronta la propria esistenza sulla logica ed il calcolo…ed una invece più libera ed irrazionale…che segue l’istinto ed il cuore…senza badare alle conseguenze. Ma la vita purtroppo non è un film..non c'è sempre il lieto fine. Dopo un brevissimo periodo di pseudo felicità...mi ritrovo nuovamente svuotato, privo di forza interiore e soprattutto di motivazioni. Ho passato un fine settimana che dire apatico è poco....sta mattina pensavo... ma ha senso vivere una vita così piatta!! una vita senza più sussulti nel cuore!! Una vita senza sentimento è come una strada dritta senza curve...dopo un pò ci si annoia mortalmente. Vale davvero proseguire il viaggio...o sarebbe meglio fermarsi e scendere? Ma forse non è questo il problema...Il mio grande problema è fondamentalmente un altro....ci si può far condizionare da un sentimento...che alla fin fine non esiste!!! si perchè se andiamo affondo alla questione....il vuoto che sento dipende proprio dalla conferma quotidiana e sconvolgente di questa affermazione. L'amore....almeno per come lo intendo io...non esiste. Questa constatazione mi getta nello sconforto più totale....anche perchè ho basato tutta la mia esistenza su questo sentimento....ed arrivare a 25 anni rendendomi effettivamente conto di aver preso un abbaglio così grande è davvero dura da accettare. L'amore è rimettere la propria vita nelle mani dell'altro...perchè consapevoli che nessuno al mondo potrà proteggerla in maniera migliore!!!! L'amore che intendo è essere pronti a dare la propria vita per quella della persona amata. Ecco questo tipo di sentimento è utopia...non esiste!!! Viene sbandierato a destra e a manca....ma nella pratica delle cose non esiste....è solo una bella favola. Chi crede in questo genere di sentimento è un malato....un diverso....un disadattato. Chi crede in questo tipo di sentimento è un povero idiota...Chi crede in questo tipo di sentimento e lotta con tutte le sue forze per trovarlo è un visionario. Si può cambiare tutto di un tratto la propria ragione di vita....si possono cancellare i valori con cui si è cresciuti e nei quali si è creduto ciecamente fino alla morte? Per chi come me...vive di emozioni e di sogni fare una cosa del genere equivale a morire. Il desiderio più grande che ho in questo momento di sconforto....è quello di poter assaporare la vita con la superficialità della maggior parte delle persone, senza troppi ma e se... E' inutile sperare che l'esempio di un amore vero e sincero...che va al di là di ogni dolore e sofferenza umana....possa smuovere gli animi e le coscienze. La verità è che siamo soli....singoli individui...che soddisfano le proprie esigenze egoisticamente. Chi non è capace di tale egoismo è tagliato fuori dalla corsa della vita. Non tutte le ciambelle riescono col buco....oggi è definitivamente tramontato quel sogno al quale sono rimasto attaccato con la forza della disperazione fino all'ultimo momento. Ognuno ha un proprio modo di vedere la vita e di interpretare i gesti e i comportamenti delle persone...Quando si ama qualcuno si arriva a giustificare tutto...o quasi. L'amore quando è vero...anche se tormentato accetta anche certi gesti....pure se estremi o dolorosi....altri li disapprova comunque e sempre. Ripeto molto sta nell'indole della persona ed nella sua naturale interpretazione dell'esistenza. Le verità di oggi per il mio intendimento della vita...hanno spento definitivamente l'ultimo focolaio di un incendio scoppiato un anno fa. Resteranno per sempre i rimpianti per qualcosa di straordinario che non potrà mai più essere tale.....quella stella di speranza che si era accesa nel cielo stellato in una notte si è spenta per sempre.

domenica 9 marzo 2008

Si Riprende...

Da un po’ che rivivo la solita atmosfera, quella che ha sempre fatto parte di me, che mi mancava, studiare in biblioteca, stare lì per qualche ora, girare tra gli scaffali e tra un libro ed un altro fissare le persone sedute, chi dormicchia, chi ascolta qualcosa in cuffia, chi studia. Ho dovuto tirarmi le orecchie.
Bè è ufficialmente finito il periodo “batto-la-fiacca” ed è iniziato quello del “mi-metto-seriamente-a-studiare”, perché il periodo di scazzo ed indolenza mi è iniziato a star stretto, come molte cose ormai. E così ora vado a studiare in aula studio. Finalmente macino pagine anche io, accaldata, ma fiera di me e della concentrazione che sono stata capace di mantenere. Poi a casa e finalmente relax, riposo, televisione e meritato cazzeggio. C’è da dire però che le mie nuvole nere sono sempre presenti ma piano piano lascio entrare il sole. Sto godendo del sole e di me stessa, ripetendo dentro di me gli ultimi pensieri saggi, vivi, anche se quelli bastiancontrari ci sono sempre, ma per me ci sono sempre e questo conta. Conta che non mi sono persa, e che bene o male sto bene e me la cavo, vivendo me stessa e la mia vita. E che alla fine nella vita conta il fatto di riuscire ad alzarti da solo e con le tue forze, togliendoti la polvere dalla tua giacca, asciugandosi inutili lacrime, girare la pagina del calendario e vedere che finalmente ogni giorno è diverso dall’altro…..

giovedì 31 gennaio 2008

Essere Forti…

Dicono che io abbia tante risorse, dicono.
Dicono che io sia forte e che anche il mio carattere lo sia.
Ma quando ci sono eventi che ti espongono nuda del tutto come si fa a non avere un po’ paura?
Sentirsi impotenti, impauriti, arrabbiati, con il cuore che va a tremila di notte e di giorno, di giorno e di notte.
Il mio cuore segue un ritmo tutto suo, e quello del telefono. Ma mi faccio forza perché sento che devo.
Ma ho rabbia amara in circolo e a tratti tremo, e non ho abbracci in cui io mi possa rifugiare per scaldarmi, se non in quelli degli amici. E non so come sfogarmi.
Ho pianto questa mattina quando nessuno mi vedeva, quando la casa ancora dormiva e mentre mi preparavo per andare in facoltà. Odio piangere ed essere guardata.
Sento che adesso non mi importa di nulla e penso solo ad aspettare notizie buone e che mi dicano che tu stai bene. Convivo con un nodo alla gola che si stringe e s’allenta a seconda delle ore. Convivo con il mio umore che va su e giù come un’altalena. Nel frattempo tremo, mi riprendo, bevo troppi tè e caffé, mi distraggo, parlo, ma poi mi assento, mi stacco da me e divento muta. Che periodo di merda. Che inizio di anno di merda.
Ma reagisco e tenacemente mi intestardisco perché so che devo fare così, ché non mi piace sentirmi sopraffatta. Rimango in silenzio, a tratti respiro, e ti penso, ti penso tantissimo.

lunedì 28 gennaio 2008

Intolleranze

Se mangio un determinato tipo di funghi il mio corpo viene colpito da sensazioni strane…Tutto questo si chiama intolleranza, ma io spesso me ne frego e continuo imperterrita a mangiare. E questa intolleranza, per me che ne sono a conoscenza, si vede ad occhio nudo, tanto che qualcuno ogni tanto mi dice: “Ma cosa ti sta succedendo?”. Ci sono però delle intolleranze invisibili, qualcosa ti dà fastidio e ti prude, ma non c’è nulla sul tuo fisico che ne possa testimoniare l’esistenza. Ed io forse debbo ancora capire quale è il mio grado massimo di intolleranza che produca una reazione abbastanza chiara all’esterno. Come se fosse una spia, un segnale, che avverte colui o colei che produce in me questa intolleranza a smettere di assillarmi, rompermi le scatole, insistere quando non ce n’è davvero motivo. Io sono così: se una persona con me è chiara e il messaggio mi arriva, a meno che io non sia davvero molto arrabbiata e non debba far valere le mie ragioni, mollo la presa, cado in silenzio, mi allontano e ciao. E invece no, il mondo sembra girare al contrario, le persone mancano di raziocinio, giocano tutte le carte inclusi i jolly e quando mancano le carte bluffano. Ed io non sono capace di mandare a quel paese nessuno con dei modi che non siano garbati, sono troppo educata gliel’ho sempre detto ai miei genitori, ogni tanto si deve essere stronzi così vedi come ti capiscono. Funziona con tutti, con la sottoscritta no. Quindi è facile che mi ritrovo sempre nelle stesse situazioni, ma a tutto c’è un limite, ed io ho solo imparato a manifestare il mio dissenso quando una persona oltrepassa la mia riga rossa, oltre quella sei irrimediabilmente fregato, e non mi importa quante cose carine potrai dire, non c’è storia, però alla fine automaticamente io sono quella stronza. Ma va bene, va bene così. Sono davvero una stronza.
Adesso è tempo di recuperare le forze, di riappropriarmi del sonno perso dell’altra sera, di fare ordine nella mia vita, di mettere a tacere tutto quello che mi dà fastidio e che vorrebbe allontanarmi dalle mie priorità.
Io ci metto la forza di volontà, il tempo farà il resto.
Cavolo come mi girano oggi, è proprio lunedì…

sabato 19 gennaio 2008

Sento Che Mi Dispiace…

Ora che c’è silenzio… sento che mi dispiace… e tanto.
Chiedo inutilmente al tempo e al destino beffardi per quanto altro tempo ancora decideranno di divertirsi con me, prendendomi a calci… perché loro sanno come fare, sono in balia del loro piede sinistro, e la mia volontà per quanto sia forte può davvero così poco… spostarsi su qualcun’altro no eh?
Chiedo, con una grande escrescenza di rabbia, “per quanto altro tempo ancora eh?”, perché in teoria sarei stufa e anche un po’ stanca, e le forze non è che siano infinite, per quanto ancora forte io possa sentirmi. Vorrei rosicchiarmi i gomiti, ma poi mi chiedo come farei ad appoggiarmi sul tavolo, come faccio sempre, per fissare la mia città fuori dalla finestra? Oggi c’è il sole e sorrido almeno un po’, ma sento che mi dispiace.
Perché tutto è così difficile e niente è facile. E perché deve essere sempre così per me? Non ho firmato né carte, né strani abbonamenti alla sfiga, eppure.
Perché mi sembra di partecipare ad un gioco dove tutti conoscono regole, scorciatoie, bluff ed io no?
Non è mica giusto. Perché questo periodo deve essere così dannatamente strano?
Perché incontro persone che non mi piacciono, e tutto poi continua ad aleggiare nell’aria, ma maledettamente la voglia di vederti, di stare insieme, di scoprire quello che ancora non ho vissuto di te, predomina? E in parte so che è così anche per te. Ma come al solito c’è un ma!
È una strana sensazione quella che ho addosso, è quella dell’essere sempre in ritardo con gli eventi della vita, ed io ho ovviamente il fiatone e un uovo sodo nella gola, che non scende e non sale.
È come se mi avessero messo in una stanza da ballo, ed io ballassi continuamente fuori tempo, con il maestro che corregge con un’asta di legno, toccando in più punti, tutti gli errori che faccio. Lasciandomi qualche segno.
Io Ballo fuori tempo. Da sempre.
Pensare che poteva essere… ma forse è giusto anche così, no? Forse.
E lo so che potrei sembrare presuntuosa, io ti conosco molto bene, e l’istinto a volte è più forte di tutto. E capisci anche quando dall’altra parte qualcosa c’è.
E mi è successo tante volte nella vita che certe mie sensazioni le so riconoscere.
Non mi accorgo quasi mai delle persone che mi passano accanto, ma stavolta è stato diverso.
Per questo sento che mi dispiace. Ma forse adesso è giusto anche così. Sono tutta intera, e nonostante tutto mi sento serena.
Ho svuotato il sacco, ho detto ciò che pensavo, sono stata sincera come sempre, perché per me in queste cose si deve essere se stessi, per non tradirsi.
Non concepisco strategie, né giochetti, e l’unico asso presente nella mia manica è essere me stessa sempre. Perché non potrei essere mai un’altra.


lunedì 14 gennaio 2008

I’m An Alien…

Non molto tempo fa, e con tanta presunzione, pensavo che fossero gli altri ad essere diversi ed io quella normale. E anche se ho sempre detestato le categorie, le divisioni e le spaccature che relegano le persone su piani differenti, devo ammettere di essermi sbagliata. E tanto.
Perché adesso, e senza alcuna presunzione, posso dire di sentirmi un’aliena fatta e finita, sono io quella diversa, capovolta, fatta al contrario, senza capo né coda, con una razionalità e logica tutta sua, e gli altri, gli altri sì che sono normali. Ok l’ho ammesso. Ammetto la mia natura aliena. E sto da Dio. E sapete cosa c’è? Non provo invidia per gli altri, per quelli normali, intendo. E non mi importa forse nemmeno sapere di cosa sia composta questa normalità di cui si parla, visto che non mi ci riconosco nemmeno un po’. Perché per me non riconoscermi in qualcosa è come indossare un abito che non mi piace e che mi fa sentire terribilmente a disagio in mezzo agli altri.
Soltanto per un attimo, in questa mia cosciente discesa nello stato alieno, mi sono sentita spaesata. Ciò che non è vitale è superfluo.
E di cose superflue ne ho piene le scatole.
Oggi la normalità è superflua, galleggia sulle teste, allontana mica avvicina, rende freddi mica scalda, chiude mica apre. Insomma tutto il mio opposto. Per questo io mi sento un’aliena e non normale. In questa condizione di aliena mi sono ripiegata più volte su me stessa e ho impiegato il tempo a scavare buchi perdendomi nei miei segreti, ammettendo le mie pecche e tutti i miei difetti, aggiungendo voci alla lista dei miei bisogni primari, e solo così sono stata capace di spiegare il motivo del mio disagio, delle lacrime, del sentirmi mancare spesso l’aria, e di non capire cosa mi venisse detto.
Ammettere la propria natura e i propri bisogni ci libera e ci espone allo stesso tempo.
Alla fine non serve nemmeno mettersi su piani diversi per sforzarsi di comprendere l’incomprensibile, perché è del tutto inutile.
Il fatto è che a questo mondo esistono tanti altri alieni, perché per fortuna non sono l’unica, ma a volte non so come fare a riconoscerli, perché non abbiamo mica la pelle verde, strane macchie, o piccole code nascoste sotto gli strati dei vestiti.
Forse ci vuole naso e istinto, destino e momenti giusti. Solo questo.

“In alto sopra di me gli alieni, tutte queste strane creature…
Spero che scendano un giorno su una strada di campagna a notte tarda mentre guido, mi facciano salire a bordo delle loro navi meravigliose
e mi facciano vedere il mondo che amerei vedere”.

Strane Alchimie Di Coppia…

Le coppie sono affare strano, puro mistero, ingarbugliato gioco di alchimie, reazioni, e trasformazioni. Si è un po’ come l’argilla nella coppia, ci si plasma, ci si spalma, ci si modifica pezzo dopo pezzo. Che cosa strana sono le coppie, assomigliano ai viaggi in treno prendi un biglietto e parti: possono sembrare eterni, troppo lunghi o troppo brevi. Le coppie sono uno strano gioco di equilibri amari, dolci, zuccherosi, aspri o salati come lacrime. Le coppie sono qualcosa che è difficile da spiegare, perché forse definirle non renderebbe loro giustizia alcuna. Ma nel cuore di chi ama la coppia è come i componenti di un buon frappé: ben amalgamati ed uno indissolubilmente legato all’altro, se viene a mancare anche uno solo di questi, il gusto non è più lo stesso e l’immagine dolce sul nostro viso cede il posto ad una triste smorfia. Le coppie non le puoi capire da fuori, e ancora meno al loro interno. La coppia la devi vivere punto e basta, sia che salga, sia che scenda. Senza ma e senza se, riempi il tuo sacco con i tuoi sogni, le tue speranze e le tue esigenze, prendendo anche le sue e sperando che non si soffochino a vicenda. Arriva poi un giorno in cui quel biglietto per un motivo o per un altro, si sgualcisce e quasi non vedi né la destinazione, né tantomeno il posto che ti era stato assegnato: c’è solo nebbia. Succede che un giorno non parli più, non esterni più, ed è forse quello l’errore che dà al tutto un’aurea mortale, perché solo la voce dà corpo a quel che cova giù nel fondo. Perché una coppia è una strana alchimia di odori, sapori, giochi, ma è soprattutto parole: urlate o sussurrate, poco importa, basta che ci siano. Perché un bivio senza scambio già deciso porterà il treno al deragliamento, perché non ci si può dividere, perché non si amano due o tre persone per volta, e chi afferma questo è solo un superficiale che ha avuto la sventura di non innamorarsi mai per davvero. E l’amore non è solo quanto hai nelle tasche, o da dove vieni, anche se sono componenti importanti, perché se i pezzi che mancano a te, per caso ce li ho io nel mio sacco, bhé forse è per quello che il caso ci ha fatto incontrare. Si tentenna, ci si trascina, conosco un’inifinità di persone che vivono in un brutto limbo, e prendono in giro se stessi e chi sta con loro, chi li aspetta, e chi ci spera. Le coppie sono difficili, camminano su tacchi a spillo alti dodici centimetri cercando di sorreggere il loro pachidermico peso. Le coppie si nutrono di una linfa che tutti e due i cuori e le menti si affannano a produrre, e se anche solo uno dei due smette, la quantità prodotta non basterà mai alla coppia per continuare a camminare. Ma cadrà in ginocchio e rialzarsi sarà difficile. Non si deve cercare di nascondere quel che il cuore sussura, tu provi a zittirlo, ma è un’arma a doppio taglio, perché lui se ignorato cercherà di urlare sempre di più, fino a che tu, esausto, dovrai arrenderti all’odioso suono delle sue parole. Se non parli, se non esterni quel biglietto vale davvero a poco…

venerdì 11 gennaio 2008

Siamo Quello Che Vogliamo Essere

Quanto è difficile, complicato, arzigogolato stare insieme a qualcuno. La relazione è come un motore va tutto bene e poi un giorno qualcosa non funziona più, e non c’è olio, meccanico, o preghiera che tenga. Quanto è duro ammettere la propria infelicità, la propria incapacità a venire fuori da una melma nera e soffocante, che ti dona uno sguardo vuoto e nello stesso tempo perso. Se si perde il bandolo della matassa dobbiamo faticare per ritrovarlo, smarrire la via non è una cosa che giova particolarmente a noi stessi. A volte può servire perdersi un po’, allontanarsi da se stessi, guardarsi e studiarsi da fuori, ma prima o poi nel proprio corpo ci si deve tornare. Allontanarsi da sé, staccare la spina, non sentire più tante cose, non avvertire più scosse, forse spegne la luce su tante cose, ma l’accende su altre. Chi nel buio dei pensieri c’è passato lo può capire, chi non ci ha mai nemmeno brancolato, per fortuna per lui, no. Io ci sono passata, mi sono persa, ma poi mi sono ritrovata. Mi sono guardata fuori, ho visto tutti fantasmi, tutti gli errori, tutti i bocconi amari, li ho ingoiati, fagocitati, digeriti e vomitati. E sono stata prima bene, poi male. Poi felice, infelice, e poi stramaledettamente infelice. Goccia su goccia le lacrime del buio hanno creato un lago dove mi sono specchiata e non riconoscendomi mi sono impaurita, perché non ero io quella che vedevo. Un colore grigio, scuro, e brutto. Un’anima nera, triste e tediosa. Ma per il nervoso alla fine scavi, alla fine ti tuffi nel nero, per vedere se a qualcosa porta, se anche quel bagno in quell’acqua salata da te prodotta, possa essere per te catartico. Perché abbiamo bisogno di riscattare noi stessi, perché ci insegnano che tutte le medaglie hanno due facce e forse ti sei stufato di vederne sempre e solo una. Dalla mia esperienza ho imparato una cosa: che siamo quel che vogliamo essere. Siamo quel che vogliamo essere, e purtroppo a volte subiamo passivamente tante cose, dimenticandoci il sapore ed il colore delle piccole cose.
Tutto passa, bisogna mettersi a nudo e sentire freddo, avere male agli organi interni, toccare la superficie più gelida che c’è per capire che fuori ci deve essere altro per noi. Qualcosa che ti guarisce, qualcosa che ti aiuta a girare pagina, qualcosa che ti fa scrivere la parola fine in fondo a tutte le brutture.